DECRETO «FARE»

Il decreto varato venerdì è la dimostrazione che si possono prendere decisioni utili senza dover ricorrere per forza a manovre lacrime e sangue. E ciò è buono per far tornare un clima di fiducia e ottimismo. Ora però è auspicabile continuare con coerenza e trovare le risorse, questa volta denari sonanti, per le scelte più difficili. Servono svariati miliardi per sciogliere tre nodi ineludibili: l’Iva, l’Imu e gli incentivi alle assunzioni dei giovani. Poiché non ci sono i soldi per far tutto, bisogna partire dalle cose più urgenti. In questo senso, un rinvio sull’Iva, spostando di qualche mese l’aumento dal 21 al 22%, consentirebbe intanto di investire sul lavoro, priorità fra l’altro in linea col percorso cominciato venerdì, e di cercare le risorse per la riforma del prelievo sulla casa.

LE MISURE

Tra le misure del nuovo decreto è prevista l’impignorabilità della prima casa per debiti tributari inferiori a 120 mila euro, con esclusione delle sole case di lusso. Sarà dunque possibile iscrivere l’ipoteca ma non il passo successivo in caso di mancati pagamenti. E’ quindi un provvedimento che vuole tutelare le fasce di reddito medio-basse, assicurando che la prima casa, quando non di altissimo valore, non potrà essere messa all’asta dalle autorità. Una delle condizioni riguarda l’importo del debito verso l’Erario, che non deve salire sopra i 120 mila euro per impedire il pignoramento della prima casa: è quindi esclusa l’evasione dei grandi numeri. La norma riguarda uno dei mercati che più hanno sofferto in questo periodo di crisi, quello del mattone. Evitando la pignorabilità di un certo tipo di case e la loro successiva messa all’asta, è prevedibile un certo contenimento dell’offerta sulla piazza immobiliare. Questo potrebbe avere degli effetti sui prezzi e quindi sul fatturato del mercato, al momento caratterizzato da un eccesso di offerta, visto che la domanda è alle prese con la crisi. In altre parole: la tensione ribassista dei prezzi potrebbe essere un po’ più contenuta.

Si allunga il periodo delle rate per saldare Sale fino a 120mesi

Le norme di revisione dei poteri di Equitalia, introdotte dal decreto «Fare», prevedono — a favore dei contribuenti in difficoltà economica o con momentanea carenza di liquidità — l’aumento della possibilità della rateizzazione dei debiti tributari dalle attuali 72 rate a 120 e soprattutto dal 30 settembre scomparirà l’aggio (che oggi può arrivare fino all’8% della cartella) e saranno dovuti soltanto i costi fissi con i relativi interessi. . Questo significa un allentamento della morsa del creditore (l’Erario) nei confronti del debitore (il contribuente). Passare da 72 a 120 rate vuol dire allungare generalmente le scadenze del 67%, dando più respiro a chi per vari motivi è in debito verso il Fisco. Naturalmente la norma ha un particolare significato in questi anni di crisi, dove anche un piccolo debito può mettere in difficoltà l’attività di un’impresa — e l’occupazione che garantisce — così come lo studio di un professionista. Il prolungamento della rateizzazione dovrebbe aiutare a scongiurare questi pericoli. Con l’aiuto, tra l’altro di tassi d’interesse storicamente a livelli molto bassi: insomma, l’allungamento delle scadenze non dovrebbe appesantire eccessivamente gli oneri degli interessi.

Si potranno saltare fino a 7 versamenti senza perdere la rateizzazione

C’è un altro capitolo che riguarda le rate all’interno del nuovo decreto del governo. E’ infatti previsto l’aumento a 8 (dalle attuali 2) del numero delle rate non versate, anche non consecutive, a decorrere delle quali decade il beneficio della rateizzazione. Nella prima bozza del provvedimento il limite era più basso, a 5 rate non versate. Che cosa vuol dire? Chi non riuscirà a pagare da una fino a sette rate del proprio debito con l’Erario non perderà comunque il beneficio alla rateizzazione, che per molti è una condizione importante tanto per poter rispettare gli obblighi con il Fisco quanto per poter continuare la propria attività. Anche in questo caso si cerca di dare maggiore respiro al contribuente debitore e alla sua attività, cercando di scongiurare effetti pesanti — per esempio — sull’impresa. La rateizzazione, infatti, è un aiuto non da poco soprattutto quando la liquidità è scarsa, come oggi purtroppo succede in molti casi, dalle aziende fino ai piccoli professionisti e al mondo degli autonomi in generale.

Fonte: IL CORRIERE DELLA SERA