IL PATTEGGIAMENTO NEL PROCESSO SPORTIVO

Il Processo Sportivo è costruito in modo molto diverso da quello penale, e l’onere della prova svolge i suoi effetti in modo differente.

Nel procedimento sportivo l’onere della prova non viene invertito nella forma, ma è decisamente invertito nella sostanza.
Il fatto è che Processo Sportivo vive la fisiologica difficoltà di avere gli organi inquirenti deboli, ossia con meno strumenti a disposizione rispetto agli organi inquirenti della giustizia ordinaria, che invece possono usufruire dell’apporto degli enti preposti (Polizia, GdF, Carabinieri, ecc).

Per questa ragione, tutti gli istituti previsti dal codice di giustizia sportiva, sono ispirati ed appoggiati al principio della collaborazione degli individui che sono parte del sistema calcio (o altro sport), e alla distribuzione delle colpe e delle responsabilità che viene effettuata anche in un modo che non tutti gli osservatori potrebbero definire propriamente “equo”.

L’istituto del patteggiamento quindi, nel caso del diritto sportivo, è uno stimolo per gli individui coinvolti a vario titolo in un’inchiesta a fornire supporto reale alla ricostruzione dei fatti, in cambio di un beneficio tangibile.

Il patteggiamento, prima di essere proposto all’organo giudicante, viene prima concordato con il Procuratore Federale (organo inquirente), in base alle risultanze dell’inchiesta ottenute fino a quel momento; è regolato dall’art. 23 del Codice di Giustizia Sportiva e non è un’ammissione di colpevolezza.

Art. 23
Applicazione di sanzioni su richiesta delle parti.
1. I soggetti di cui all’art. 1 comma 1 possono accordarsi con la Procura federale, prima che termini la fase dibattimentale di primo grado, per chiedere all’organo giudicante l’applicazione di una sanzione ridotta, indicandone le specie e la misura.
2. L’organo giudicante, se ritiene corretta la qualificazione dei fatti come formulata dalle parti e congrua la sanzione indicata, ne dispone l’applicazione con ordinanza non impugnabile, che chiude il procedimento nei confronti del richiedente.
3. L’applicazione di sanzioni su richiesta delle parti è esclusa nei casi di recidiva e nei casi di cui all’art. 7, comma 6.

Nei casi in cui, invece, un soggetto coinvolto in un’inchiesta, decide di confessare agli organi inquirenti le proprie colpe, e magari decide anche di collaborare, si applica l’articolo successivo del codice, articolo 24, che è l’ammissione vera e propria di colpa con la relativa collaborazione.

Art. 24
Collaborazione degli incolpati.
1. In caso di ammissione di responsabilità e di collaborazione fattiva da parte dei soggetti sottoposti a procedimento disciplinare per la scoperta o l’accertamento di violazioni regolamentari, gli organi giudicanti possono ridurre, su proposta della Procura federale, le sanzioni previste dalla normativa federale ovvero commutarle in prescrizioni alternative o determinarle in via equitativa.
2. In tal caso, la riduzione può essere estesa anche alle società che rispondono a titolo di responsabilità diretta od oggettiva.