Addio al modello tradizionale, studi legali come startup

GLI SCENARI EMERSI AL LEGALTECH FORUM DI BOLOGNA

Studi legali come startup e legaltech italiane «law driven».

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È lo scenario che è emerso dal LegalTech Forum, che si è tenuto a Bologna lo scorso 15 novembre, per iniziativa di Kopjra – una delle prime legaltech italiane impegnata nella tutela del diritto d’autore online, che ha riunito una nutrita community di legal innovators. Legaltech law driven. Tommaso Grotto, ceo di Kopjra, ha presentato la mappa delle legal tech italiane. Secondo i dati raccolti attualmente sono attivate 39 startup legal: una buona percentuale (18) è ancora in fase di progetto (il loro fatturato dell’ultimo anno è inferiore a 50 mila euro), 14 sono vere e proprie startup secondo la tassonomia Legaltech Forum (fatturato inferiore a 1 mln), 4 sono spin off universitarie e 3 sono le scale up (fatturato ultimo anno superiore a 1 milioni di euro: Cleafy srl, Inventia srl, Iubenda srl). La prima start italiana è nata nel 2009, mentre l’ultima si è costituita un anno fa, il 28 novembre 2018. Il fatturato ha raggiunto i 2,4 milioni di euro nel suo picco più alto, mentre la media nel 2018 è stata pari a poco meno di 600 mila euro (in crescita costante dal 2016). Nove il numero medio di dipendenti. La distribuzione territoriale vede la Lombardia la regione guida, seguita a netta distanza dal Lazio. Quello che ha evidenziato Grotto è che la maggioranza di queste legaltech è «reg tech», cioè agiscono in ambiti nei quali la legislazione ha introdotto un adempimento formale specifico, soprattutto in ambito finanziario. Sono per lo più software che sovrintendono alla verifica del rispetto degli obblighi normativi e alla compliance. Studi legali come startup. La seconda highlight emersa è una nuova tendenza del mercato legale, volta a superare il «modello» tradizionale di studio legale. Al suo posto stanno emergendo realtà, alcune delle quali erano presenti a Bologna, che sfruttano l’apertura legislativa verso modelli più strutturati di governance, come la possibilità di costituzione di società di capitali anche con capitali esterni se pur di minoranza, offrendo una consulenza legale integrata verso la digital transformation, con offerte rivolte sia alle aziende sia verso gli stessi studi legali e professionali. Nuove realtà che nascono su presupposti tipicamente digitali: lean, agile, tech oriented. Delle nuove necessità in termini di legal project management, conseguenti a questi diversi modelli di business nei servizi legali, ha parlato Massimiliano Nicotra rappresentando l’esperienza di QuBit, realtà legale presente a Bologna, Roma, Milano in una forma societaria che include tra i soci (di minoranza) Net service spa. Giuseppe Vaciago (co founder insieme a Marco Tullio Giordano di LT 42, una legal tech company per la fornitura di software di supporto alla digital transformation in ambito legal, ha parlato di necessità di «approccio agricolo», di concretezza anche di linguaggio, di condivisione. «La digital transformation nel settore legale è una missione di cambiamento e non di marketing», ha specificato nel suo intervento. Giangiacomo Olivi, partner di Dentons – una delle multinazionali della consulenza legale, che peraltro investe come venture capitalist in legal tech tramite il Nextlaw lab – e componente Mise sulle linee guida italiane sulla Intelligenza artificiale – ha focalizzato il punto: «L’innovazione è innanzitutto un fatto di mentalità. In Dentons stiamo lavorando tanto per raggiungere il livello di condivisione necessario per mettere al centro il cliente: è un percorso di crescita anche interna». Olivi ha evidenziato l’apprezzabile approccio human rights centered della legislazione europea, collegato al futuro della innovazione: l’IoT, «everything as a service». Per Pierluigi Perri, ordinario all’università di Milano, l’Intelligenza artificiale applicata al diritto riscontra tuttora difficoltà di «comprensione». «I contenuti giuridici sono difficili da tradurre in strutture formali e poi in linguaggio codice. Tuttavia, l’AI può fornire supporto nel risparmiare tempo e migliorare la qualità del lavoro». Paola Barometro e Ivan Rotunno di Orrick hanno analizzato l’impatto dell’AI nei servizi legali, per concluderne che al momento è necessario aumentare le competenze digitali dei legali per garantire una supervisione umana del procedimento automatizzato, procedere ad assessment continuo dei sistemi e lavorare a formati interoperabili di rappresentazione dell’informazione; un tema, questo, apertissimo e che sembra non essere affatto all’ordine del giorno della comunità degli innovatori legali, nonostante la sua essenzialità.

FONTE: ItaliaOggi Sette