Avvocati, una ricetta per scongiurare la crisi della professione

di Gian Paolo Prandstraller

Fonte: Corriere della Sera.it – I Blog 14.04.2014

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Si susseguono gli articoli sulla crisi della professione di avvocato. Viene messa in evidenza la difficoltà della carriera forense e la sfasatura tra le aspettative iniziali e la realtà successiva dell’esercizio. Quasi tutti i commentatori sono d’accordo sul fatto che l’antica professione forense ha perduto lo status privilegiato di cui godeva nelle società occidentali ed è più di altre piena di rischi e di difficoltà dovute alla complessità della legislazione, alle lungaggini della giustizia, ai rilevanti oneri economici, ecc..

In questo scenario non certo brillante la mia attenzione continua a rivolgersi alla professione in Italia, che conosco piuttosto bene per studi compiuti ed anche per  pratica personale diretta. È giunto il momento di ammettere che, da noi, o la professione si convince di acquisire nuove funzioni oppure si avvierà (salvo poche eccezioni individuali di avvocati legati alla politica o a stati personali privilegiati) ad una irrimediabile decadenza.

Alla massa degli avvocati italiani (specie ai giovani) sono necessari nuovi campi di lavoro più estesi rispetto a quelli tradizionali. Mi sembra convincente che i nuovi spazi di attività possano essere ricavati nel seguente modo:

–     Portare fuori dal sistema giurisdizionale gran parte delle attività di “accertamento” (non quindi quelle decisionali che rimangono al giudice) e affidarle agli avvocati. Si pensi per esempio ai cosiddetti “procedimenti speciali”: decreti ingiuntivi, convalide di sfratto per morosità, accertamenti tecnici preventivi. Mettere questi procedimenti nelle mani degli avvocati che possano compierli senza ricorrere al giudice (ferma tuttavia la possibilità dell’opposizione davanti a quest’ultimo).

Così trasferendo la funzione accertativa dei requisiti richiesti (per esempio l’esistenza della prova scritta del credito, di una situazione, ecc.) agli avvocati. Se anche il solo settore dei decreti ingiuntivi fosse delegato a questi ultimi (cioè  emissione del decreto ingiuntivo, ecc.) si avrebbe un allargamento sensibilissimo del lavoro legale e un corrispondente alleggerimento del lavoro dei giudici, delle cancellerie, ecc.. Il  criterio accertativo attribuito agli avvocati potrebbe essere esteso alle separazioni consensuali, alle divisioni fatte con l’accordo delle parti e ad altri atti nei quali la volontà dei contendenti è garantita (nella sua libertà e liceità) dalla presenza di un  avvocato per ciascuna parte.

–     Affidare agli avvocati tutte le notifiche, nonché la facoltà di rilasciare copie; i pignoramenti mobiliari e in genere le procedure esecutive (già in gran parte ascritte a tali professionisti) nonché l’organizzazione delle aste mobiliari sotto la sorveglianza del Consiglio dell’Ordine. Il trasferimento del settore esecutivo agli avvocatiamplierebbe sensibilmente il campo di lavoro degli stessi, determinerebbe una maggiore speditezza delle procedure esecutive e nello stesso tempo conferirebbe ai professionisti un nuovo prestigio.

–     Potenziare la figura giuridica del “contratto assistito” (cioè del contratto in cui le parti sono tutelate da avvocati) e così riconoscere carattere di “titolo esecutivo” alle “transazioni” effettuate dalle parti con l’assistenza dei rispettivi avvocati; al riconoscimento di debito; alla vendita mobiliare ed anche immobiliare stipulata con l’assistenza di un avvocato (entro un certo valore dei beni venduti, per es.: 300.000 Euro). Creare ex novo l’istituzione del contratto assistito. In tal modo,  in presenza di titoli esecutivi costituiti dalle stesse parti, si eviterebbe un gran numero di cause di accertamento, quelle cause che presentemente intasano i tribunali, e si darebbe luogo all’esecuzione immediata sulla base delle obbligazioni fissate nel contratto stesso.

–     Lasciare alla pubblica amministrazione (P.A.) tutte le attività decisionali volte al rilascio di concessioni, autorizzazioni, licenze, ecc., affidando invece le attività accertative preliminari agli avvocati o ad altri professionisti (perizie, dichiarazioni, asseverazioni, ecc.). Il lavoro della P.A. ne sarebbe largamente alleggerito, ed esteso invece quello di avvocati e e professionisti (ingegneri, commercialisti, geometri, geologi, medici, psicologi, ecc.) con notevole vantaggio funzionale per la P.A. e con estensione dei campi di lavoro del mondo Con grande risparmio di tempo per i richiedenti e per la P.A..

Sono idee semplici che mirano a conferire agli avvocati più ampi spazi di attività e di conseguenza maggiori introiti, ed accresciuto prestigio. Esse possono essere effettuate attraverso modeste modifiche legislative, riguardanti in buona parte il codice di procedura civile.

Se si ricorresse a questa ipotesi, invece che affidarsi a istituti impraticabili (come la conciliazione obbligatoria) o a difese enfatiche ed astratte che vengono quasi sempre ignorate dal Ministero e dalle forze sociali, gli avvocati potrebbero ottenere spazi di lavoro di cospicua entità, senza recare al sistema alcun danno, anzi alleggerendo i compiti che il sistema stesso non è più in grado di esperire.Il principio di dare lavoro ai professionisti alleggerendo il più possibile quello dei giudici e dei funzionari amministrativi viene già largamente applicato nelle imprese, come tutti sanno. Perché non introdurlo anche nei due grandi settori oberati di impegni, la giurisdizione e la pubblica amministrazione, dando così nuove opportunità alle professioni e in particolar modo a quella di avvocato?

prandstraller@tin.it