Difendere dalla cultura del sospetto pure gli impresentabili. Compreso Bonafede

Non lasciate sfiduciare i ministri dai pm

Il più discusso dei magistrati, Nino De Matteo, accusa il peggiore dei ministri della Giustizia, Alfonso Bonafede, di non averlo nominato al dipartimento carcerario per un cedimento alle pressioni dei mafiosi. Di Matteo non ha nessuna prova di quel che dice, ma per lui basta il sospetto per denunciare e condannare. Anche Bonafede condivide questo pregiudizio giustizialista, ma questa volta che viene utilizzato contro di lui replica risentito. Sarebbe facile dire che ha quel che si merita, che è caduto nella trappola di una ideologia che ha tanto contribuito a propagare. E ‘ vero, ma neppure il peggiore dei giustizialisti può essere condannato, in questo caso politicamente, solo per un sospetto.
Di Matteo attacca Bonafede a Non è l'Arena: «Mi propose il Dap ...

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“Governare cavalcando le legittime paure degli italiani non risolve il problema. Anzi lo aggrava. Ma mandare a giudizio un ministro per il programma del governo di cui fa parte, significa scadere nell’arbitrio e nella faziosità.”

La difesa di Casini sul caso Salvini nell’Aula del Senato durante la discussione sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sul caso della nave Gregoretti. 

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“…il tandem Bonafede-Salvini ha addirittura cancellato il concetto stesso di prescrizione rendendo i cittadini indagati a vita.”

La riforma della cd. “nuova prescrizione” è contenuta nel ddl Anticorruzione meglio noto come ‘Spazzacorrotti’, pubblicato in Gazzetta Ufficiale un anno fa, esattamente il 16 gennaio del 2019, e contenente “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”. Il provvedimento prevedeva che le nuove norme sulla prescrizione entrassero in vigore non prima dell’anno successivo. Questo perché, durante la trattativa interna all’allora maggioranza gialloverde, la Lega ottenne un anno di tempo per mettere in campo una riforma complessiva del diritto processuale penale e civile, così da stabilire una durata massima per i processi, soprattutto penali. Riforma che, però, non ha ancora visto la luce.

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